Gli adattamenti che avremmo preferito dimenticare, speciale Uwe Boll! (Parte 2)

, di Quentin

Gli adattamenti che avremmo preferito dimenticare, speciale Uwe Boll! (Parte 2)

La scorsa settimana abbiamo dato uno sguardo a una manciata di adattamenti eccezionali, ma non proprio per i giusti motivi. Talvolta kitsch e troppo spesso privi della minima qualità cinematografica. Come avrai sicuramente capito dall'episodio precedente, sebbene non si possa elencarle tutte, mancavano all'appello alcune opere nell'elenco. Se però ci concentriamo su chi ci sta dietro, dal punto di vista della regia, ci rendiamo conto che questi disastri sono tutti opera dello stesso uomo: il regista tedesco Uwe Boll. Prendiamoci quindi qualche minuto per dare un'occhiata alla sua « opera » e al suo contributo alla settima arte.

House of the Dead

Ecco il primo film basato su un videogioco che Uwe Boll ha adattato per il grande schermo. Correva l'anno 2003 e stava per uscire House of the Dead, una mitica licenza anni '90 che mescolava horror e sparatutto su rotaie.

La saga aveva già un grande difetto, proprio come il film di cui parleremo qui di seguito. Mancava di una trama davvero interessante. Diventava quindi complesso adattarla in un'opera cinematografica e far emergere la minima sottigliezza. Ma è davvero questo che vogliamo da House of the Dead?

Probabilmente no. Il film dovrà quindi compensare con la regia e le scene di combattimento, oltre che con gli spaventi. E ancora una volta non ci riesce! Anche se alcuni sono affezionati a questa produzione, si tratta comunque di una vergogna enorme e di un insulto al genere. Per una volta, il trailer parla da solo, quindi lasciamo a te il compito di scoprirlo.

Alone in The Dark 1 & 2

Potevamo essere felici di vedere una così grande saga di videogiochi apparire sui nostri schermi. Dopo aver esordito grazie a Infogrames e, ahimè, aver attraversato una serie di sconvolgimenti fino al punto in cui stava per tornare, speravamo in un bel film basato su questo grande gioco.

Ancora una volta, niente! Uscito due anni dopo House of the Dead, nel 2005, Alone in the Dark si rivela nuovamente un volgare sputo in faccia al pubblico e ai fan. Senza alcun ritegno, infanga la serie con una recitazione pessima e una regia assolutamente approssimativa. Gli effetti speciali e l'atmosfera sono di basso livello e il risultato è un secondo atto che è una vergogna per il gioco.

Ciononostante, verrà realizzato un secondo film. In questo, fortunatamente, Uwe Boll si limiterà al ruolo di produttore piuttosto che di regista.

BloodRayne 1 & 2

Siamo sempre nel 2005, lo stesso anno di Alone in the Dark, e Uwe Boll realizza BloodRayne. Sì, una cosa che non si può togliere a questo regista è la sua velocità di esecuzione. Riesce a essere terribilmente produttivo e cerca di ottenere il massimo profitto risparmiando su tutto il resto.

Basato sull'omonimo videogioco di Majesco Entertainment, questo adattamento non è uno dei più noti. Veniamo catapultati in un mondo di vampiri sempre trattati alla maniera di un film di serie B, senza dubbio a causa del budget estremamente limitato e degli attori ingaggiati per i ruoli.

Ma anche in questo caso, Boll, se possibile, si spinge ancora oltre al secondo film, realizzando un'opera discutibile come sempre in termini di qualità, ma che, a differenza di Alone in the Dark 2, è stata diretta da lui stesso. Continuamo bene...

In the Name of the King: A Dungeon Siege Tale

Mai stanco, Uwe Boll desiderava esplorare nuovi orizzonti: fino ad ora i suoi film si erano concentrati esclusivamente sull'orrore e la paura, ma decise di avventurarsi nel regno dell'avventura e del fantasy. Gli venne l'idea di sviluppare un film basato sul famoso videogioco Dungeon Siege.

Dato che abbiamo un'immensa fiducia nell'umanità, potremo aver pensato che il genere precedentemente trattato semplicemente non facesse per lui. Questa volta poi, avremmo avuto a che fare con attori prestigiosi come Jason Statham, Burt Reynolds, Ray Liotta e persino Ron Perlman. È impossibile fallire con un cast del genere, no?

Ebbene, ci è riuscito anche qui! ne è venuta fuori un'altra tragedia per la stampa e per il pubblico, che è rimasto sbalordito di fronte al massacro che si stava consumando sotto i loro occhi.

Postal

Ti ricordi qualche paragrafo fa, quando abbiamo parlato di House of the Dead e di quanto sia difficile adattare un'opera con una sceneggiatura limitata? Sembra proprio che il nostro caro amico abbia il gusto per il rischio (o che non gliene importi più nulla, a seconda dei casi).

Si è quindi avventurato con Postal, una licenza di Running with Scissors tanto irriverente quanto esagerata. E si è dato da fare, per quanto possibile, senza dimenticare di inserire qualche cliché razzista per rendere il tutto ancora più indigesto. Ma state tranquilli, siamo quasi alla fine della tortura.

Far Cry Warrior

E con questo film chiudiamo questa triste catena di insulti al cinema. Boll ha deciso di concludere con una creazione dell'editore Ubisoft adattando Far Cry. Ma state tranquilli, non ha nessuna intenzione di lasciare il mondo degli adattamenti di videogiochi con una nota positiva!

No, no, chiuderà questa epopea con un film pessimo come sempre, con attori che recitano in modo eccessivo come se si trattasse di un progetto studentesco ed effetti speciali al livello di un episodio di Derrick. Vuoi dirmi che non ci credi? Ti lasciamo giudicare da solo.

Non si può negare che Uwe Boll sia un pessimo regista. Tuttavia, avrebbe potuto risultare un po' più simpatico agli occhi degli appassionati di videogiochi se gli fosse importato qualcosa della decima Arte. Ma no, il nostro caro Uwe Boll non ha mai nascosto che la sua scelta di adattare opere videoludiche era puramente commerciale e che lui stesso, personalmente, non era un vero appassionato di videogiochi.

Questa dichiarazione e questa ammissione avranno l'effetto di far arrabbiare ancora di più gli appassionati dei quattro angoli del mondo, che vedranno il loro mondo calpestato dal regista tedesco. Comunque sia, anche se ha avuto un impatto negativo sull'arte e sull'industria dei videogiochi, resta il fatto che ha lasciato un segno nel suo tempo, a modo suo.