Recensione di Escape from Ever After: la fiaba anticapitalista
, di Enzo
Ci sono giochi che catapultano i giocatori nel cuore di fiabe magiche, e poi ce ne sono altri che decidono semplicemente di mandarle all’aria. Escape from Ever After rientra nella seconda categoria. Il gioco si diverte un mondo a smontare l’idea stessa del “vissero felici e contenti” per farne il punto di partenza di un’avventura tanto cupa quanto sorprendente.
Vera e propria lettera d’amore a Paper Mario con la sua colorata direzione artistica in stile cartone, ma attenzione a non farti ingannare dalle sue dolci sembianze da fiaba interattiva. In realtà ti aspetta un’esperienza ben più complessa, che oscilla tra satira, gioco di fuga narrativo e riflessione sugli archetipi del genere. Tuffiamoci insieme nei panni di un eroe che si infiltra all’interno di una megacorporazione per affrontare il capitalismo attraverso fiabe per bambini rivisitate. Nientemeno.
Una direzione artistica impeccabile
Dal punto di vista artistico, il gioco è un successo innegabile. Gli scenari mescolano un’estetica fiabesca a dettagli inquietanti, creando un contrasto costante tra bellezza e disagio. Per quanto riguarda l’immersione, non ti curi con le bende ma con i dolci, bevi caffè per ricaricare il mana e così via. I personaggi, dal canto loro, hanno un design volutamente caricaturale, quasi statico, che rafforza la sensazione di un mondo artificiale. Questa direzione visiva è accompagnata da una colonna sonora sottile, che alterna melodie delicate a tappeti sonori più opprimenti, sottolineando perfettamente i momenti di svolta narrativa.
Fin dai primi minuti, il tono viene fornito. Vesti i panni di un personaggio intrappolato in un regno dove le storie sono congelate in lieti fini… ma dove c’è qualcosa che non quadra. I principi azzurri sono diventati apatici, le eroine sembrano prigioniere del proprio ruolo e lo stesso scenario fornisce l’impressione di un teatro che si ripete all’infinito. L’obiettivo? Rompere questo ciclo e letteralmente “scappare” da questo mondo imprigionato dai propri cliché.
Una narrazione perfetta
Il grande punto di forza del gioco sta proprio nella narrazione. Piuttosto che tenere una trama unica e lineare, Escape from Ever After offre una struttura frammentata, dove ogni capitolo corrisponde a una fiaba rivisitata. Si passa così da un castello ispirato ai racconti classici a una foresta inquietante dove le regole sembrano cambiare continuamente. Ogni ambiente è pieno zeppo di indizi, dialoghi ambigui e meccanismi da decifrare, che rafforzano la sensazione di trovarsi in un gigantesco puzzle narrativo.
Il gioco adotta un tono al tempo stesso ironico e malinconico, giocando con le aspettative del giocatore. I dialoghi hanno spesso un doppio senso: quella che sembra una semplice battuta da fiaba nasconde in realtà una critica agli stereotipi o una riflessione sulla libertà dei personaggi. Questa profondità narrativa fornisce al gioco una dimensione quasi meta, in cui non sai più sempre se stai giocando… o analizzando una storia che si decostruisce davanti ai tuoi occhi.
Gameplay
Il gameplay si basa principalmente sull’esplorazione, la risoluzione di enigmi e i combattimenti a turni, in cui ogni scontro richiederà strategia e riflessi (QTE). Ci saranno combinazioni offensive e difensive, cambio di compagno e punti deboli rispetto ai diversi tipi di danno. La nostra squadra si allarga man mano che vai avanti nel gioco e si potenzia grazie agli alberi delle abilità e a varie meccaniche. Anche se a prima vista potrebbe sembrare un semplice gioco a scorrimento orizzontale, in realtà c’è tutta una profondità dell’ambientazione da esplorare, piena di enigmi nascosti, riferimenti, oggetti da collezionare e persino missioni secondarie.
Ma dove il gioco si distingue davvero è nel modo in cui integra le meccaniche con la sua trama. Alcuni enigmi giocano direttamente con le convenzioni delle fiabe: invertendo i ruoli o addirittura rifiutando una missione “ovvia”. Possono assumere le forme più disparate, dai puzzle visivi a quelli matematici, passando per la memoria uditiva. Questo fornisce situazioni a volte sconcertanti, ma spesso geniali.
Punti da migliorare
Tuttavia, non è tutto perfetto. Il ritmo a volte può risentire di questo approccio. Alcune sequenze si trascinano un po’, soprattutto quando gli enigmi diventano troppo oscuri o si basano su associazioni di idee poco intuitive. Il gioco non sempre si prende il tempo di guidare a sufficienza il giocatore, il che può causare momenti di frustrazione. Un’altra cosa che ci ha colpito è che i personaggi del gioco si “svelano” già dal menu principale: ti rovina un po’ il piacere di capire in quale storia ti ritroverai.
Infine, va fatto un chiarimento sulla difficoltà: per chi pensa che il titolo sia solo una passeggiata in un’immersione teatrale, la delusione è assicurata. Infatti, servono una certa strategia e buoni riflessi per superare i combattimenti del gioco, che ci hanno sorpreso più di una volta, specialmente i boss. Ci sono comunque delle opzioni di accessibilità, se ne hai bisogno, ma avremmo preferito che fossero un po’ meno “truccate”: invece di renderti completamente immune ai danni, non sarebbe meglio offrire semplicemente una modalità storia, o rendere più evidente la finestra di schivata?
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7.5/10
Ciò che colpisce soprattutto, al di là dei suoi pregi e difetti, è l’unicità del progetto. Laddove molti giochi si limitano a rivisitare le fiabe dal punto di vista estetico, Escape from Ever After ne fa il cuore stesso del suo gameplay e del suo messaggio. Non si tratta semplicemente di vivere una nuova storia, ma di mettere in discussione il modo in cui le storie vengono costruite, ripetute e imposte. In definitiva, non è un gioco che piacerà a tutti. Il suo ritmo atipico, i suoi enigmi a volte impegnativi e il suo approccio narrativo fuori dagli schemi potrebbero scoraggiare alcuni. Ma per i giocatori alla ricerca di un’esperienza originale, è una proposta da non perdere.
- + Un'idea originale e ben realizzata
- + Una narrazione avvincente
- + Un universo coinvolgente e avvincente
- + Un tutorial ben fatto
- - La difficoltà dei combattimenti è piuttosto irregolare
- - I dialoghi a volte sono un po’ lunghi
- - Non sempre intuitivo (QTE, enigmi…)










