Il fallimento della Wii U: non all'altezza delle aspettative o mal commercializzata?

, di Enzo

Il fallimento della Wii U: non all'altezza delle aspettative o mal commercializzata?

Ci sono fallimenti che lasciano il segno più di certi successi. Non necessariamente perché sono spettacolari, ma perché sono inaspettati. La Wii U rientra chiaramente in questa categoria. Come ha fatto Nintendo, sull’onda del trionfo sfrontato della Wii, a sbagliare così tanto già nella generazione successiva? A prima vista, però, tutto sembrava perfetto: un marchio forte, un pubblico conquistato e una nuova idea che avrebbe dovuto portare avanti la rivoluzione del gioco accessibile. Ma a ben guardare, la storia della Wii U sembra meno un incidente che una serie di malintesi, scelte esitanti e occasioni mancate. Ripensare a questo fallimento non significa semplicemente puntare il dito contro una console che non ha trovato il suo pubblico. Significa anche capire come un’azienda creativa come Nintendo possa, a volte, perdersi nei propri concetti e, soprattutto, come un’idea promettente possa fallire non perché sia cattiva, ma perché è spiegata male… per poi riprendersi alla grande in seguito.

► Facciamo un piccolo salto indietro nel tempo

Per capire il fallimento della Wii U e come Nintendo abbia sbagliato, bisogna tornare indietro di qualche anno, all’epoca della Wii. Lanciata nel 2006, questa console segna una svolta importante nella storia dei videogioghi e vanta ad oggi oltre 100 milioni di vendite. Nintendo fa allora una scommessa audace: abbandonare la corsa alla potenza bruta per offrire un'esperienza interessante e accessibile a tutti, basata sul movimento, il famoso motion gaming.

Il successo è strepitoso. La console conquista un pubblico ben oltre i giocatori tradizionali: famiglie, anziani, giocatori occasionali… tutti ci si mettono. Eppure, dal punto di vista tecnico, la Wii è nettamente in ritardo rispetto alle sue dirette concorrenti, la PlayStation 3 e la Xbox 360. Questo non impedisce agli editori terzi di seguire la tendenza: con un parco installato così massiccio di 100 milioni di console, è difficile ignorare questa macchina di Nintendo. I grandi franchise vengono quindi adattati, a volte a costo di importanti concessioni tecniche.

Ma il contesto evolve rapidamente. A partire dal 2010, l’industria cambia volto: smartphone, social network e tablet ridefiniscono le modalità di utilizzo. Il videogioco diventa più frammentato, più mobile, più immediato. Nintendo sa di aver avuto una buona intuizione con questa storia del motion gaming, e che ora bisogna trovare IL nuovo concetto, LA nuova tendenza del gaming. Insomma, trovare una nuova rivoluzione per rilanciare la macchina.

Si ripensa quindi a un concetto piuttosto vecchio di giochi su 2 schermi che non mostrano la stessa cosa, già presentato al Nintendo Space World del 1999, un evento annuale in Giappone: un Gameboy collegato a un Nintendo 64, che mostrano quindi schermi diversi. Ed è in questo contesto che entra in scena la Wii U… e che le cose iniziano a complicarsi: ci si appresta a passare da una delle console più vendute di tutti i tempi a un flop monumentale.

► E3 2011: È un accessorio per la Wii?

A poco a poco, nel corso del 2010, si comincia a parlare di una “nuova Wii” più potente, con uno schermo touchscreen e che finalmente supporta l’HD, recuperando così il ritardo tecnico rispetto alla concorrenza. È durante l’E3 2011 (Electronic Entertainment Expo) che Nintendo svela la sua nuova console: la Wii U. Sulla carta, l’idea è interessante, persino ambiziosa. La console introduce un controller inedito (ancora senza nome, ma che verrà poi battezzato “GamePad”), equipaggiato di uno schermo touchscreen. Questo permette di visualizzare informazioni aggiuntive o di offrire un gameplay asimmetrico in modalità multiplayer.

Prima di parlare della (catastrofica) presentazione della loro nuova console, un po' di semantica. “Wii” significa “We” in inglese, quindi “noi”, precisando che le due “i” simboleggiano due persone che giocano insieme, il multiplayer, il gioco in famiglia. Ora, la Wii U fa evolvere la simbologia aggiungendo la “U”, ovvero “You” in inglese, per indicare il sé, noi stessi, un concetto ancora più incentrato sul giocatore.

Tuttavia, una volta presentato il controller-tablet, emerge un problema importante: nessuno capisce davvero di cosa si tratti… e tutto questo avviene in diretta. Il trailer di presentazione mette in primo piano il GamePad, ma mostra pochissimo la console stessa. Nintendo si concentra ancora una volta sui giochi sullo schermo e su persone reali sedute su un divano che giocano… L'attenzione è tutta su questo controller, e pochissima sulla console in sé, facendo credere che si tratti solo di un controller touch per la Wii, una sorta di estensione. Anche il nome alimenta l'ambiguità: “Wii U” fornisce l'impressione di una semplice evoluzione o di un accessorio della Wii esistente. Per tutto il tempo, del resto, insistono sulla continuità: compatibilità con il catalogo e gli accessori Wii, universo visivo simile, i Mii ci sono ancora… Risultato: la rottura generazionale, pur essenziale nel settore quando esce una nuova console, è totalmente sfocata, e questa confusione iniziale segnerà a lungo la percezione del prodotto.

► Uscita della Wii U e prime impressioni

Ci siamo, ci siamo. Novembre 2012, la Wii U viene lanciata al prezzo di 350 € e Nintendo tenta una scommessa audace: anticipare i concorrenti di un intero anno. L’idea è semplice sulla carta: occupare il terreno prima dell’arrivo delle future PlayStation 4 e Xbox One, e imporsi come il nuovo punto di riferimento del mercato. Ma questo vantaggio si trasformerà rapidamente in una falsa partenza.

Fin dal lancio, la console soffre di una grave carenza di giochi di spicco. Nessun vero e proprio “system seller” firmato Nintendo accompagna la macchina, a differenza delle altre console. Dimostrazioni come Nintendo Land e il suo famoso “Mario Chase” faticano a convincere nel lungo periodo. Il concetto del GamePad, pur essendo centrale, lascia un'impressione contrastante: troppo ingombrante, relativamente fragile, dotato di un'autonomia limitata e di un touchscreen poco preciso con una risoluzione di soli 480p. Soprattutto, se ne può usare solo uno alla volta, il che limita fortemente le possibilità messe in evidenza durante la sua presentazione.

Ancora più problematico è il fatto che questo doppio schermo, cuore dell’innovazione, non viene quasi mai sfruttato al massimo del suo potenziale. Nella maggior parte dei casi, si limita a fungere da schermo secondario, ben lontano dalle promesse di un gameplay asimmetrico rivoluzionario. Laddove Nintendo era riuscita a imporre un nuovo modo di giocare con la Wii, la Wii U sembra esitare sulla direzione da prendere.

► Vendite, adattamento e catalogo giochi

L'esordio commerciale non è però catastrofico. In due mesi vengono vendute circa 3 milioni di console. Ma ben presto lo slancio si esaurisce. Le vendite crollano bruscamente, e con esse l’interesse degli editori terzi. Dal punto di vista degli studi, il ragionamento è semplice: perché investire tempo e risorse per adattare i giochi su una console meno potente, con vendite poco convincenti e specifiche tecniche limitanti? Il divario tra Nintendo e il resto dell’industria si allarga quindi. A differenza di Sony e Microsoft, che collaborano maggiormente con gli sviluppatori per definire le loro console PlayStation e Xbox, Nintendo sembra andare avanti da sola, imponendo le proprie scelte senza una vera concertazione, e lascia che sia il mercato ad adattarsi al suo ecosistema.

Priva del sostegno degli editori terzi, Nintendo deve anche garantire la maggior parte del catalogo. Gli studi di sviluppo dell’azienda pubblicano quindi diversi titoli di grande qualità, ma non incentrati sul concetto del doppio schermo come previsto dalla Wii U. È così che scopriamo Mario Kart 8, Splatoon o persino Super Mario 3D World. Ma questi giochi, per quanto ben riusciti, spesso arrivano in ritardo… Nel frattempo, la situazione è piuttosto ironica, perché la Wii continua a vendere bene. La nuova generazione fatica quindi a sostituire quella vecchia, un vero paradosso in un settore in cui il rinnovamento è essenziale.

In pratica, la Wii U segna il passaggio all'HD per Nintendo, ma viene rapidamente superata dai concorrenti che offrono la stessa cosa… ma meglio, e a un prezzo appena superiore. Risultato: sembra allo stesso tempo in anticipo rispetto ai concorrenti, ma già in ritardo dal punto di vista tecnico. Le vendite non risalgono e, per un'azienda storicamente stabile, lo shock è duro. L'azienda non sta bene, non licenzia, si parla di 170 milioni di perdite.

Alcuni investitori arrivano addirittura a evocare l'idea di un'acquisizione, uno scenario impensabile solo pochi anni prima. A peggiorare le cose, il periodo è segnato anche da eventi più cupi, come la scomparsa nel 2015 di Satoru Iwata, presidente dell'azienda. Nel frattempo, Nintendo inizia a esplorare nuove strategie, in particolare aprendo timidamente al mercato mobile con partner come Apple. Alla fine, la Wii U venderà solo 13,56 milioni di unità, diventando una delle console meno vendute nella storia di Nintendo.

► La versione migliorata della Wii U si chiama Nintendo Switch (2017)

Eppure, non tutto era da buttare nella Wii U. Anzi, tutt’altro. Il suo concetto centrale, giocare in modo diverso e liberarsi dalla TV, nascondeva un’intuizione forte. Un'intuizione che Nintendo riprenderà, semplificherà e sublimerà con… la Nintendo Switch. Con lei, lo schermo non è più un accessorio secondario, ma il cuore stesso della console. Il principio diventa immediatamente comprensibile: una macchina ibrida, allo stesso tempo portatile e da salotto.

Siamo nel 2017 e la Nintendo Switch viene lanciata. Rende così chiarissimo il messaggio e l’intenzione iniziale, che la Wii U aveva confuso. Il successo è immediato e diventa uno dei più grandi successi di tutti i tempi, trainato in particolare da The Legend of Zelda: Breath of the Wild, che accompagna il suo lancio e incarna perfettamente questa nuova filosofia.

Col senno di poi, la Wii U appare meno come un semplice fallimento e più come un prototipo a grandezza naturale. Ha permesso a Nintendo di testare delle idee, di capire le aspettative dei giocatori, ma anche di misurare l’importanza cruciale della comunicazione. Ha dimostrato che un concetto, per quanto pertinente, deve essere chiaro fin da subito. Che un nome può seminare dubbi invece di creare consenso. E soprattutto, che un prodotto frainteso è spesso condannato prima ancora di aver avuto davvero una possibilità. In questo senso, la Wii U non ha solo fallito: ha preparato, indirettamente, uno dei più grandi successi di Nintendo.